1878-1901.
olio su tela, cm 293x545
Milano, Galleria d’Arte
Moderna.
L’enorme quadro
rappresenta la marcia dei lavoratori, “il
quarto stato”, ossia il proletariato, il ceto più basso, al di sotto dei
tre “stati” considerati nell’ordinamento giuridico francese prima della
Rivoluzione: clero, nobiltà, borghesia.
Il soggetto è
ispirato a uno sciopero di lavoratori, un tema che aveva interessato i pittori
del realismo europeo alla fine dell'Ottocento. Rispetto ai contemporanei il
quadro di Pellizza rifiuta caratterizzazioni di eccitata protesta o di passiva
rassegnazione, ma legando il tema iconografico dello sciopero con quello della
sfilata che caratterizzava le celebrazioni della festa dei lavoratori, presenta
una schiera di braccianti che avanza frontalmente, guidata in primo piano da
tre persone in grandezza naturale: un uomo al centro affiancato, in posizione
leggermente arretrata, da un secondo lavoratore più anziano e da una donna con
un bimbo in braccio. La scena si svolge su una piazza illuminata dal sole
chiusa sul fondo da folte macchie di vegetazione e da una porzione di cielo
bluastro con striature rossastre.
La classe
lavoratrice, conscia della propria dignità e della propria forza, marcia
compatta e solidale, a testa alta e con lo sguardo fiero, verso la conquista
dei suoi diritti e la costruzione del suo futuro.
Il numero delle
persone pare infinito e la loro marcia è così decisa, solenne e inarrestabile
da farla parere un potente fiume in piena. Come i tre
personaggi principali non si collocano su un'unica linea ma hanno
un'impostazione leggermente a cuneo, così anche i personaggi in secondo piano
sono solo apparentemente disposti a schiera, perché in realtà, come è ben
evidenziato anche dalle loro ombre, si distribuiscono secondo una linea
ondulata ribadita da un analogo comporsi del movimento delle mani nonché dal
ritmo e dalla direzione delle loro teste. Questa soluzione contribuisce a
evitare che il tutto appaia statico e greve, e a suggerire invece un movimento
ritmico e continuo, che ben rappresenta ed evidenzia l'idea dell'avanzata. Anche
le diverse condizioni di luce concorrono ad accentuare questa impressione di
moto, perché mentre lo sfondo del cielo rappresenta un tramonto, le figure sono
viste in una luce quasi meridiana: si accentua in tal modo l'idea dì un
trascorrere del tempo e quindi di un collocarsi dell'episodio in uno spazio e
in un tempo. Attraverso il contrasto tra l’oscurità e la luce, l’artista ha
intensificato anche simbolicamente il senso dell’immagine: la massa di
lavoratori lascia alle spalle il buio e si muove verso un avvenire radioso, un
cammino di affrancamento dall'abbrutimento della fatica verso una più umana
consapevolezza del proprio valore e della propria forza, un percorso frutto di
azione ma anche di pensiero.
La tecnica
divisionista riesce a potenziare gli effetti luminosi, a togliere inerzia alle
masse, a trasformare in vibrante ritmo il ripetersi di gesti, di atteggiamenti,
di teste e di volti, evitando il pericolo di cadere nelle minuzie descrittive.
