IL QUARTO STATO


  Giuseppe Pellizza da Volpedo.
1878-1901.
olio su tela, cm 293x545
Milano, Galleria d’Arte Moderna.

L’enorme quadro rappresenta la marcia dei lavoratori, “il quarto stato”, ossia il proletariato, il ceto più basso, al di sotto dei tre “stati” considerati nell’ordinamento giuridico francese prima della Rivoluzione: clero, nobiltà, borghesia.
Il soggetto è ispirato a uno sciopero di lavoratori, un tema che aveva interessato i pittori del realismo europeo alla fine dell'Ottocento. Rispetto ai contemporanei il quadro di Pellizza rifiuta caratterizzazioni di eccitata protesta o di passiva rassegnazione, ma legando il tema iconografico dello sciopero con quello della sfilata che caratterizzava le celebrazioni della festa dei lavoratori, presenta una schiera di braccianti che avanza frontalmente, guidata in primo piano da tre persone in grandezza naturale: un uomo al centro affiancato, in posizione leggermente arretrata, da un secondo lavoratore più anziano e da una donna con un bimbo in braccio. La scena si svolge su una piazza illuminata dal sole chiusa sul fondo da folte macchie di vegetazione e da una porzione di cielo bluastro con striature rossastre.
La classe lavoratrice, conscia della propria dignità e della propria forza, marcia compatta e solidale, a testa alta e con lo sguardo fiero, verso la conquista dei suoi diritti e la costruzione del suo futuro.
Il numero delle persone pare infinito e la loro marcia è così decisa, solenne e inarrestabile da farla parere un potente fiume in piena. Come i tre personaggi principali non si collocano su un'unica linea ma hanno un'impostazione leggermente a cuneo, così anche i personaggi in secondo piano sono solo apparentemente disposti a schiera, perché in realtà, come è ben evidenziato anche dalle loro ombre, si distribuiscono secondo una linea ondulata ribadita da un analogo comporsi del movimento delle mani nonché dal ritmo e dalla direzione delle loro teste. Questa soluzione contribuisce a evitare che il tutto appaia statico e greve, e a suggerire invece un movimento ritmico e continuo, che ben rappresenta ed evidenzia l'idea dell'avanzata. Anche le diverse condizioni di luce concorrono ad accentuare questa impressione di moto, perché mentre lo sfondo del cielo rappresenta un tramonto, le figure sono viste in una luce quasi meridiana: si accentua in tal modo l'idea dì un trascorrere del tempo e quindi di un collocarsi dell'episodio in uno spazio e in un tempo. Attraverso il contrasto tra l’oscurità e la luce, l’artista ha intensificato anche simbolicamente il senso dell’immagine: la massa di lavoratori lascia alle spalle il buio e si muove verso un avvenire radioso, un cammino di affrancamento dall'abbrutimento della fatica verso una più umana consapevolezza del proprio valore e della propria forza, un percorso frutto di azione ma anche di pensiero.
La tecnica divisionista riesce a potenziare gli effetti luminosi, a togliere inerzia alle masse, a trasformare in vibrante ritmo il ripetersi di gesti, di atteggiamenti, di teste e di volti, evitando il pericolo di cadere nelle minuzie descrittive.